Workshop settoriale
Agroalimentare: Le certificazioni di qualità nella legislazione nazionale e comunitaria
Unioncamere Puglia: Camera di Commercio
Taranto 26 maggio 2009
Relatori: avv. Paul Bodenham e avv. Elio De Tullio (De Tullio & Partners)
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In una economia globalizzata in cui la frutta arriva dall'Australia, la carne dall'Argentina ed il pomodoro (anche in conserva!) giunge in Italia dalla Cina, risulta sempre più necessario e fondamentale identificare il produttore, oltre all'origine ed il percorso di trasformazione di un prodotto agroalimentare. Tutto ciò, per agevolare una scelta consapevole da parte del consumatore.
L'origine e la provenienza di un prodotto devono essere sinonimo di "qualità" ed "eccellenza" quando si tratti di prodotti agroalimentari, per rappresentare una valida leva competitiva. Infatti, nel mercato globalizzato la competizione non si realizza sulla base del prezzo (politiche di pricing), ma sulla base della qualità e tipicità dei prodotti ed in particolare per i prodotti dotati di gusto e qualità organolettiche che solo un determinato territorio riesce a dare come prodotto unico ed inimitabile.
I marchi commerciali, insieme ai marchi collettivi e le certificazioni di qualità (DOP, IGP) costituiscono gli strumenti che consentono ai consumatori di identificare i prodotti agroalimentari sul mercato e di preferirne alcuni rispetto ad altri e quindi rappresentano un importante elemento di rafforzamento della competitività delle imprese agroalimentari sui mercati internazionali.
La proprietà intellettuale in genere (marchi, brevetti, design, diritto d'autore), intesa come conoscenze inventive e creative tutelabili sulla base di specifiche disposizioni di legge, può rappresentare un valido strumento per le imprese agroalimentari non solo per dare valore ai propri prodotti, ma anche per creare valore aggiunto all'interno della propria impresa.
I riferimenti normativi a tutela dei prodotti agroalimentare costituiscono un elemento di difesa e repressione delle frodi (art. 515 c.p. .. spaccio al pubblico di un prodotti diverso per origine, qualità etc.), (art. 517 c.p. vendita di prodotti industriali recanti segni mendaci), (art. 517 bis c.p. aumento di pena nel caso di bevande alcoliche). La Comunità Europea ha istituito il marchio CE (1994) recante disposizioni in materia di armonizzazione dei criteri legali di tutela dei prodotti nei 25 stati europei, ed ancora il Codice Doganale Comunitario (CDC) che riunisce le norme, i regimi e le procedure applicabili alle merci oggetto di scambi tra la Comunità europea (CE) ed i paesi terzi. In un unico testo, il codice stabilisce il campo d'applicazione, le definizioni, le disposizioni di base e il contenuto del diritto doganale comunitario.
I relatori del workshop hanno approfondito anche la spinosa questione delle denominazioni protette soprattutto a livello internazionale in diversi mercati esteri, illustrando anche alcuni "casi studio" come Italian Sounding (ovvero il caso di prodotti agroalimentari recanti mix di nomi, immagini che ricordano l'Italia, come il caso Parmigiano Reggiano DOP/Parmesan, Regianito/Parmesao e il Provolone della Valpantena DOP/con il Provolone Argentino). Questi sono esempi eclatanti di imitazioni di prodotti italiani, perché in tal modo, ovvero sfruttando la sensazione ingenerata nel consumatore che si tratti o che ricordi un prodotto italiano, il commerciante può arrivare a posizionare sul mercato tali prodotti con un prezzo superiore di circa il 51%.
Una via di tutela è una corretta registrazione del marchio del prodotto presso le autorità straniere (uffici marchi e brevetti dei vari paesi in cui il produttore intende "proteggere" il proprio prodotto da contraffazioni o improbabili "copie"), dato che l'agroalimentare made in Italy è simbolo di qualità ed eccellenza a livello mondiale.
Riferimenti normativi:
http://europa.eu/legislation_summaries/other/l11010_it.htm
http://www.frareg.com/news/legislazione/ambiente/direttiva_1994_55_CE.pdf
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